28 luglio 2014

Il ciclo di Arhat di Takashi Murakami

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Appena ho saputo che era qui, mi sono fiondata! Fino al 7 settembre è possibile vedere in mostra al Palazzo Reale di Milano il ciclo di Arhat di Takashi Murakami.
Tendenzialmente non credo ci sia bisogno di spiegare chi è...semplicemente il più importante artista giapponese contemporaneo, inventore del movimento artistico del Superflat.

Ai tempi ho dedicato a lui un capitolo della mia tesi e personalmente lo adoro, non avevo mai avuto l'occasione di vedere dal vivo i suoi lavori ed è stata un'esperienza unica! Innanzitutto perché si tratta delle sue opere più recenti, seguenti all'elaborazione del trauma di Fukushima, e per chi ha seguito Murakami e conosce un po' quello che c'è dietro la sua arte poter vedere coi propri occhi come l'artista si è evoluto è davvero interessantissimo. E poi la tecnica e la qualità delle opere, un mix di media assolutamente esplosivo!
Protagonisti di questi dipinti sono gli Arhat, una sorta di antichi santoni orientali. Murakami ritorna alle sue radici esplorando il legame tra il Giappone moderno e quello antico e rappresentandolo con il suo stile inconfondibile, che stavolta mischia con un po' di misticismo.



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Non potete capire quanto sia povera cosa vedere questi lavori in foto su uno schermo...innanzitutto perché sono IMMENSI, e poi non si percepisce nemmeno un decimo della luce, del colore e della forza che hanno in realtà. Metto una foto della mostra trovata online per dare un po' più l'idea!


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L'allestimento della mostra secondo me valorizza bene le opere...in più si trovano in una sala antica, distrutta dalle bombe durante la guerra e ricostruita sulla base di cicatrici profonde, l'ideale per ospitare l'opera di Murakami.

In mostra si trovano anche dei suoi autoritratti e il "Buddha Ovale", una scultura argentata che mi ha davvero colpito: una sorta di kappa bifronte, con un viso zen e un altro sconvolto dalla follia, e con tanti, tanti denti! :D La mia povera opinione di ex gaijin tokyota è che questa scultura rappresenta bene il Giappone contemporaneo.

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Pagina del Comune di Milano che parla della mostra



Vi consiglio di dare un'occhiata ai link delle fonti, trovate altre informazioni e un sacco di altre immagini bellissime!

Ho scritto un po' di fretta questa recensione perché sono al lavoro, quindi spero non ci siano strafalcioni! Tra pochissssimo sarò in vacanza, sicuramente aggiornerò con un paio di novità che già so e poi spero di pubblicare un po' di cosine carine...intanto buona estate autunnale a tutti! :3

13 luglio 2014

asjkdghbsu #11 - Estate in lungo

Dopo questa mi sento di precisare due cose: per "puro vintage" ovviamente si intende che era di mia nonna, mentre per me il massimo dell'osare in fatto di stile consiste nel mettersi le Crocs rosa col pelo dentro in tinta.

Cospargendomi il capo di cenere, constato che l'ultima vignetta stupida risale a più di un anno fa...è stato ed è un anno complicato e oltre alla solita carenza di tempo devo il tutto a un po' di stanchezza e ad una certa carenza di spirito, quello che solitamente mi aiuta mostrandomi ai miei stessi occhi con ironia e indulgenza invece che con disprezzo e rabbia...poco male, tra un po' mi renderò conto di sbagliarmi (del resto qui pensavo di essere stanca e sola, invece ero più che altro inselvatichita dall'insonnia!) e tornerò a ridere e farvi ridere di me stessa! ^__^

22 aprile 2014

Lei, dolce e sospirante solitudine


Ieri finalmente sono riuscita ad andare a vedere "Lei" di Spike Jonze, ancora per poco in cartellone. Io e il mio amato bene, snobbati da tutti gli amici, ci siamo avventurati all'ultimo spettacolo di un cinema che fa i classici film chenonsicaganessunooquasi.

Da sempre il rapporto con l'intelligenza artificiale tocca diverse corde della mia anima, principalmente mi spaventa ma c'è anche qualcosa di sfuggente che mi attira, come se la cosa richiedesse da parte mia uno sforzo di comprensione superiore per capirla e accettarla.
Bene, in questo senso non credo che "Lei" mi sia stato molto d'aiuto. Nonostante l'indiscutibile poeticità del film, quel che rimane impresso non è l'amore in tutte le sue forme possibili, ma la sconfinata solitudine, che alla fine trova un po' di sollievo proprio nel contatto umano. Fatto sta che, finito il film, ero molto, molto felice di avere una persona in carne e ossa vicino a me, con tutti i rischi del caso (ad esempio quando vedi la persona in questione tentare un'acrobazia nei pressi di un cornicione).
Ma quello che mi ha colpito è come questa solitudine sia dipinta in un quadro dolce, rassicurante. L'ambientazione del film è un acquerello hi-tech di luce sospesa, molto in linea coi tempi, molto iOS 7, per capirci. Pulito, asettico, sereno, niente rumori molesti, niente sporco, niente barboni, niente sudore, niente automobili. Si ha l'impressione di vedere un futuro prossimo realmente possibile e per molti versi auspicabile, il migliore dei mondi in cui tanti di noi possono sperare, se non fosse per quella composta folla di persone che condivide emozioni con un sistema operativo invece che condividerle tra di loro...ricordano un po' noi. Insomma, è tutto molto bello, ma tutto molto triste.




Personale giudizio sintetico sul film: un po' troppo lungo, alcune cose potevano essere trascurate e altre più interessanti potevano essere approfondite, ma è coinvolgente e avvolgente, dolce e inquitante allo stesso tempo, di sicuro ne vale la pena! Altri punti a suo favore: è in parte girato a Shanghai, che ha il fascino di rarefatto caos delle metropoli asiatiche (ah..). La colonna sonora stupenda degli Arcade Fire. E poi il videogioco con il bambolotto cafone, che rimarrà sulla mia wishlist per sempre.